“No creeré sino cuando vea la marca de los clavos en sus manos, meta mis dedos en el lugar de los clavos y palpe la herida del costado.” Jn 20, 25

Poi disse a Tommaso:

“Depois disse a Tomé: Introduz aqui o teu dedo, e vê as minhas mãos. Põe a tua mão no meu lado. Não sejas incrédulo, mas homem de fé. Respondeu-lhe Tomé: Meu Senhor e meu Deus!” Jo 20, 27-28

Hno. Mariosvaldo Florentino

Abril - Viernes 10

Gotas de Paz – 646

En el evangelio de este domingo, la Iglesia nos presenta la interesante figura de san Tomás en su duda sobre la resurrección de Jesús. Era demasiado fuerte para él, creer que aquel hombre que fue torturado, desfigurado, clavado en una cruz y por fin hasta perforado con una lanza, pudiera estar vivo de nuevo. Humanamente esto era imposible. Solamente Dios, que puede hacer nueva todas las cosas, podría realizar una maravilla tan grande.

Sus compañeros le dijeron que habían visto al Señor en el día mismo de Pascua, pero santo Tomás tenía dudas. A lo mejor pensaba que los demás apóstoles –tan zarandeados por lo que había sucedidido– habían tenido una visión o estaban intentando encontrar algún consuelo, huyendo de la triste realidad de la terrible muerte de Jesús. El hecho es que santo Tomás se muestra muy incrédulo: “No creeré sino cuando vea la marca de los clavos en sus manos, meta mis dedos en el lugar de ellos y palpe la herida del costado.”

En su incredulidad, santo Tomás hasta se parece a muchas personas de nuestro mundo de hoy a quienes les cuesta mucho creer en las verdades de la fe. Son muchos los que aun hoy piden pruebas concretas para que “puedan” creer.

Con todo, tenemos que saber que existen dos tipos de incrédulos: unos son aquellos que no creen pero están abiertos y hasta les gustaría creer, o mejor, están en búsqueda de la verdad; y los otros son los incrédulos, que decidieron ser así, que están cerrados, que se construyeron una protección ideológica y tienen miedo de todo lo que les pueda desinstalar. Se hacen ciegos e incapaces de ver hasta aquello que es evidente. Delante de todas las pruebas, siempre encontrarán un pero. Son fanáticos de su incredulidad y la defienden con obstinación.

Santo Tomás es ciertamente uno de los incrédulos del primer tipo, de aquellos que quiere creer. El desea sinceramente estar seguro de que Jesús está vivo e resucitado. Su voluntad de colocar el dedo en las heridas de Jesús no es para hacer mal a Jesús, sino para sanar su duda, pues al final el profeta Isaías ya lo había dicho: “en sus heridas nosotros seremos sanados”.

Santo Tomás no conseguía creer en sus compañeros, pero quería mucho encontrarse con Cristo resucitado. Es por eso que ocho días después él también estaba allí, en el mismo lugar, en la reunión de los apóstoles. Él no había creído, pero igual se fue al nuevo encuentro el domingo siguiente. Él no estaba huyendo del Señor, al contrario, aun con dudas, lo estaba buscando. Es impresionante la sinceridad de este hombre. Y Jesús vino a su encuentro y le dijo: “Ven acá, mira mis manos, extiende tu mano y palpa mi costado. En adelante no seas incrédulo, sino hombre de fe.”

El evangelio no nos dice si realmente santo Tomás lo tocó o si bastaron lo que sus ojos vieron, pero sí nos dice su profesión de fe: “Mi Señor y mi Dios”. Es la primera vez que los evangelios narran que uno de los apóstoles expresa con clareza la fe de que este Jesús, que vivió y caminó con ellos, es Dios y Señor.

Creo que todos nosotros tenemos o debemos tener un poco de santo Tomás. Nadie de nosotros debería contentarse solamente con que los otros dicen. Nadie de nosotros debería creer que Cristo está vivo y resucitado sólo porque nuestros padres, los catequistas o los curas un día nos lo dijeron, sino que debemos creerlo porque hemos comprobado en nuestras vidas la fuerza de su resurrección y porque lo hemos encontrado en nuestros caminos y nos dijo a través de los hechos: “en adelante no seas incrédulo, sino hombre de fe.”

Y, si por acaso tenemos dudas, pero de verdad queremos creer, debemos hacer como santo Tomás: colocarnos en su camino, buscar la reunión de la Iglesia, participar en la misa y en las oraciones y decir a todos “yo quiero sentirlo, yo también quiero tocar sus heridas, yo también quiero ser hombre de fe.” Pues solamente así cada uno de nosotros podrá confesar con todo el corazón que Jesús de Nazaret es “Mi Señor y mi Dios.”

El Señor te bendiga y te guarde,

El Señor te haga brillar su rostro y tenga misericordia de ti.

El Señor vuelva su mirada cariñosa y te dé la PAZ.

Hno. Mariosvaldo Florentino, capuchino

Gocce di Pace - 263

Vivendo questa II domenica di Pasqua, la Chiesa ci invita a contemplare la figura di Tommaso. La sua iniziale incredulità è per noi un esempio di come, la novità della risurrezione di una persona, che non avviene alla fine dei tempi, ma immediatamente dopo la sua morte, sia un evento inaspettato.

I discepoli di Gesù rimasero inizialmente spaesati ed era difficile credere che questa impressionante notizia, fosse verità. È molto importante tuttavia, riconoscere che Tommaso non si rifiuta di credere, egli soltanto non riesce farlo. Con le sue parole solamente manifestò la sua perplessità, la sua difficoltà nel credere. Non si può negare che egli non avesse voluto credere o riconoscere la verità. Sicuramente desiderava sentirsi di nuovo con il Maestro.

Esistono persone che optano per non credere. Preferiscono continuare sempre nell' idea che la risurrezione non esista, che la fede sia una invenzione umana, o che la Chiesa sia una banda di alienati e così per loro, questo mondo, è tutto quello che possiedono e essendo meglio approfittare di quello che ci offre al massimo. Sanno che credere, esige cambiare il proprio comportamento. Per questo motivo, per comodità, scelgono di rimanere nell'incredulità.

Queste persone per giustificare il proprio comportamento, pretendono di Dio assurdità, sapendo già che Dio non le realizzerà e così continuano senza credere. Saranno come Erode che a Gesù chiede di fare un miracolo, una dimostrazione del suo potere, come se Gesù fosse un mago e facesse uno "show". In realtà egli non aveva nessun interesse a credere in Gesù, e molto meno abbandonare la sua vita comoda. Davanti a lui, Gesù non fece nessun miracolo. Gesù non si prestò a soddisfare la sua curiosità sterile.

A chi non voglia credere, tutte le prove sarebbero inutili, perché troverebbero sempre un però, che li giustificherebbe a continuare nell'incredulità.

Tommaso, al contrario, amava il Signore. Sicuramente desiderava con tutto il suo cuore che fosse verità quello che agli altri stavano dicendo, cioè, che Gesù era risorto. Tuttavia, egli non riusciva a credere, era troppo grande quello che stavano dicendogli. Le sue parole, benché forti, non sono al contrario parole di chi sfida Dio, sono parole di chi sente la necessità di Egli intervenga misericordiosamente. E Gesù non lo abbandona. Otto giorni dopo, Gesù viene a lui.

Credo che questi otto giorni fossero molto intensi per Tommaso. Il suo cuore visse una grande afflizione: desiderava trovarsi col Signore, voleva crederlo. La sua volontà di credere è manifesta, per il fatto che egli non si separa dal gruppo. Ed otto giorni dopo Tommaso stava con loro.

Gesù riconosce la sincerità nel desiderio di Tommaso e lo esaudisce. Viene in mezzo a loro e gli mostra le sue mani ed il suo fianco ed invita Tommaso a toccarlo. Noi non sappiamo se Tommaso lo fece o no. Ma conosciamo la sua risposta a Gesù: " Mio Signore e mio Dio!". Sono poche parole, ma tanto cariche di sentimento che bastano per rivelare quanto grande sia la sua accoglienza a Cristo risorto. In realtà, questa piccola frase, è la prima professione di fede che la Chiesa nascente fa al suo Signore, vincitore della morte. Da quel momento Tommaso non ebbe altre esigenze per Dio. Quell'incontro gli fu sufficiente.

Tommaso sapeva che il Signore era vivo, che continuava ad intervenire nella sua storia ed egli non voleva ritornare a quello che era stato prima di conoscerlo, ma doveva e voleva continuare il suo processo di trasformazione e conformazione alla proposta del Maestro.

È per questo motivo che io credo che anche oggi il Signore sia disposto ad intervenire nella nostra storia, sia disposto a guarire la nostra incredulità manifestando la sua presenza ed il suo potere quando riconosce in noi la sincerità del nostro desiderio di credere in lui, nella sua

risurrezione, nella sua grazia, nella sua salvezza. Per Gesù, non è un problema se a volte ci vengano dei dubbi, domande, questioni... se queste cose nascono in un cuore che è alla ricerca della verità e che vuole trovare la strada autentica che porta alla vita. Sono sicuro che quando è così, egli viene incontro a noi e misericordiosamente si presenta e ci dà quello che abbiamo bisogno. Ma, quando sente in noi solo la curiosità o l' esigenza egoista della sua azione, senza esserci un'autentica volontà di conoscerlo, allora rimane in silenzio, non si presenta nella nostra vita, né ci lascia sperimentare la forza della sua risurrezione.

Il Signore ti benedica e ti protegga,

Faccia risplendere il suo volto su di te e ti doni la sua misericordia.

Rivolga su di te il suo sguardo affettuoso e ti doni la sua Pace.

Fra Mariosvaldo Florentino, cappuccino.

Gotas de Paz – 606

Vivendo este segundo domingo de Páscoa, a Igreja nos convida a contemplar a figura de Tomé. Sua inicial incredulidade é para nós um exemplo de como a novidade da ressurreição de uma pessoa, não precisamente no fim dos tempos, mas imediatamente depois de sua morte, foi um evento inesperado e até os discípulos de Jesus ficaram inicialmente um pouco perdidos pois lhes custava acreditar que esta impressionante notícia fosse verdade.

É muito importante, contudo, reconhecer que Tomé não se recusa a crer porque não quer fazê-lo. Ele apenas manifestou sua perplexidade, sua dificuldade em acreditar, mas nós não podemos negar que ele havia desejado acreditar ou reconhecer a verdade, que ele desejava também se encontrar de novo com o Mestre.

Existem pessoas que na vida optam por não acreditar. Preferem continuar sempre em sua idéia de que a ressurreição não existe, de que a fé é uma invenção humana, de que a Igreja é um bando alienados e que, portanto, este mundo é tudo o que temos e então é melhor aproveitá-lo ao máximo. Sabem que acreditar exige mudar de comportamento. Por isso, por comodidade, escolhem continuar na incredulidade.

Diante de alguém que questiona este comportamento, estas pessoas colocam exigências absurdas (que sabem que Deus não lhes dará) para que possam crer. Serão como Herodes que diante de Jesus, lhe pede que faça um milagre, uma demonstração de seu poder, como se Jesus fosse um mágico e fizesse um “show”, mas na verdade ele não tinha nenhum interesse em acreditar em Jesus e muito menos em abandonar a sua vida cômoda. Diante dele Jesus não fez nenhum milagre. Jesus não se prestou a satisfazer a sua curiosidade estéril. A quem não queria acreditar, todas as provas seriam inúteis, pois sempre encontrariam um porém que lhes justificasse continuar na incredulidade.

Tomé, ao contrário, amava o Senhor. Seguramente desejava com todo o seu coração que fosse verdade o que os demais estavam dizendo: isto significava que Jesus havia ressuscitado. Sem dúvidas, ele não conseguia acreditar, era demasiadamente grande o que lhes estavam dizendo. Suas palavras ainda que fortes não são palavras de quem desafia a Deus, mas são palavras de quem sente a necessidade de intervir misericordiosamente. E Jesus não o abandona. Oito dias depois, Jesus vem até ele. Acredito que estes oito dias foram muito intensos para Tomé. Seu coração viveu uma grande aflição: necessitava se encontrar com o Senhor, queria acreditar nele. Sua vontade de acreditar era manifesta, até pelo fato de que ele não se separa do grupo. E oito dias depois Tomé estava com eles.

Jesus reconhece a sinceridade do desejo de Tomé e o atende. Vem em meio a eles e lhes mostra suas mãos e seu costado e convida Tomé a tocá-lo. “Meu Senhor e meu Deus”. São poucas palavras, mas tão carregadas de sentimento que bastaram para revelar quão grande foram sua acolhida a Cristo ressuscitado. De fato, esta pequena frase é a primeira profissão de fé que a Igreja nascente faz ao seu Senhor, vencedor da morte. Desde aquele momento Tomé já não tem outras exigências a fazer a Deus. Aquele encontro lhe foi suficiente.

Tomé sabia que o Senhor estava vivo, que continuava sua intervenção na história, que ele não tinha que retornar àquilo que fazia antes de conhecê-lo, mas ele deveria continuar seu processo de transformação e conformação à proposta do Mestre.

É por isso que eu acredito que ainda hoje o Senhor está disposto a intervir em nossa história. Está disposto a curar nossa incredulidade manifestando sua presença e seu poder quando reconhece em nós a sinceridade de nosso desejo, de nos encontrar com Ele, de acreditar Nele, em sua ressurreição, em sua graça, em sua salvação. Para Ele não é um problema que algumas vezes nos venham dúvidas, perguntas, questionamentos... quando estas coisas nascem em um coração que está em busca da verdade, que quer encontrar o autêntico caminho que leva à vida. Estou seguro de que quando é assim, Ele vem em nosso encontro e misericordiosamente se apresenta e nos dá o que necessitamos. Mas, quando sente que em nós existe somente a curiosidade, ou a exigência egoísta de sua ação, sem que exista uma autêntica vontade de conhecê-lo, então permanece mudo, não se apresenta em nossa vida, nem nos deixa experimentar a força de sua ressurreição.

Que o Senhor vos abençoe e vos guarde.

Que o Senhor mostre a sua face e lhes seja favorável!

Que o Senhor volva o seu rosto misericordioso e lhes de a paz.

Frei Mariosvaldo Florentino, capuchinho.

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