“Cuando llegaron a la casa del dirigente, había gran bulla: unos gritaban, otros lloraban. Jesús dijo: “¿Por qué esta bulla? La niña no ha muerto, sino que duerme.” Mc 5, 38-39

“Quando arrivarono alla casa del capo della sinagoga, c'era gran trambusto: alcuni gridavano, altri piangevano. Gesù disse:

“E, chegando à casa do chefe da sinagoga, viu o alvoroço, e muitos que choravam e se lamentavam. E, entrando, disse-lhes: Por que todos este lamentos? A menina não está morta, mas dorme.” Mc 5, 38-39.

Hno. Mariosvaldo Florentino

Junio - Viernes 26

Gotas de Paz – 657

Este domingo reflexionaremos sobre un tema que nos toca muy de cerca, pero del cual, muchas veces, huimos o preferimos no pensar, esto es: la muerte.

Infelizmente muchas personas prefieren ignorar este asunto. Parece que quieren rehuir, pensando que esta es una realidad que no les va a tocar. Viven en una fantasía de inmortalidad. Es muy sintomático que este modo de actuar es justamente el contrario al de nuestros santos. Generalmente los santos buscaban pensar que el día presente era para ellos su último día, su oportunidad final y, de este modo, encontraban la fuerza para ser mejores, para ir a lo esencial, para perdonar con más facilidad, para donar con mayor generosidad, para hacer las cosas que realmente eran importantes... De hecho, es esto lo que sucede muchas veces con una persona que descubre tener una enfermedad grave. Esto le ayuda a hacer una nueva evaluación de la vida. Le enseña a mirar con otros ojos los eventos y las personas. Al contrario, cuando nos olvidamos que hoy mismo nuestra vida terrena puede terminar, nos tornamos mucho más soberbios, presuntuosos, insensibles y superficiales. Pensar que este puede ser mi último instante hace cambiar la intensidad con cual vivimos la vida.

En este sentido, yo creo que las personas que de hecho tienen poco tiempo de vida tienen el derecho de saberlo. Tienen el derecho de buscar aprovechar lo más intensamente posible sus últimos días y también prepararse para el encuentro con el Señor. (Hasta hace pocos años en todas las oraciones se pedía a Dios el no darnos una muerte repentina, justamente para poder tener el tiempo de prepararnos… hoy muchos dicen que preferirían morir sin siquiera darse cuenta!)

Algunos santos, como nos demuestran sus imágenes, llevaban siempre con ellos una calavera, para recordarles siempre sobre la muerte. Así, delante de la cruda realidad de lo que resta de este mundo, ellos podrían dar el justo valor a las riquezas, a los títulos, a la belleza corporal, a la importancia de tener ojos azules o castaños, o de una operación plástica estética. La calavera denunciaba con fuerza la muchas ilusiones de este mundo y les invitaba a preocuparse mucho más con lo que es capaz de resistir a la muerte, esto es con el Bien, con el Amor y con la Vida.

Otra reflexión importante es: en Cristo Jesús la muerte fue vencida. No es verdadero el dicho popular: “En la vida para todo tenemos solución, menos para la muerte.” Los cristianos creemos que Cristo es la solución para la muerte: quien cree en Él no morirá, sino que tendrá la vida eterna. Por eso creemos que la muerte corporal es solamente una transformación en nuestra vida, pero no su fin. Creemos que la muerte es la puerta de la eternidad. Entonces, a los ojos cristianos, la muerte no puede ser vista como una tragedia, ni debe llevarnos a la desesperación. Como san Francisco de Asís, todos deberíamos decir: “Loado seas mi Señor por nuestra hermana la muerte corporal...” La conciencia de la muerte como un pasaje importante y necesario en nuestras vidas nos debe colocar en alerta para el propio sentido de la vida.

Para el cristiano la muerte no es una desgracia, sino un evento de cambio radical, de donde surge el yo verdadero, purificado de las cosas transitorias, y que fue construyéndose en el día a día de este mundo. La desgracia para el cristiano es el pecado, pues es el que destruye nuestra vida espiritual. Los primeros Padres de la Iglesia nos decían que no debemos llorar, hacer duelo o desesperarnos cuando muere una persona, sino cuando alguien comete un pecado mortal. Pues la muerte corporal es la puerta del cielo, pero el pecado mortal, es la destrucción del cristiano, es su perdición. En verdad, Jesús dijo: No tengan miedo a quien lo máximo que puede hacer es destruir tu cuerpo, a quien te puede matar, pero sí huye de quien puede destruir tu alma. De quien te puede hacer caer en el pecado. Infelizmente hoy, muchos tienen miedo de la muerte, pero no dan ninguna importancia al pecado. Parece que nos estamos olvidando del evangelio. Parece que de nuevo nos estamos volviendo paganos.

Señor Jesús, vencedor de la muerte, maestro de esperanza, de consuelo y de paz, ayúdanos a vivir intensamente cada instante de nuestra vida en esta tierra, pero sin perdernos en lo que es pasajero. Ayúdanos también a vivir cristianamente la muerte de nuestros seres queridos y de prepararnos para nuestra transformación.

El Señor te bendiga y te guarde,

El Señor te haga brillar su rostro y tenga misericordia de ti.

El Señor vuelva su mirada cariñosa y te de la PAZ.

Hno Mariosvaldo Florentino, capuchino

Gocce di Pace - 427

“Quando arrivarono alla casa del capo della sinagoga, c'era gran trambusto: alcuni gridavano, altri piangevano. Gesù disse: "Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme." Mc 5, 38-39

Il vangelo di questa domenica ci dà la possibilità di riflettere su un tema che ci tocca molto da vicino, ma del quale, molte volte, fuggiamo o preferiamo non pensare, questo tema è: la morte.

Infelicemente molte persone preferiscono ignorare questo tema. Sembra che vogliano illudersi, pensando che questa sia una realtà che non tocca loro. Vivono in una fantasia di immortalità. È molto sintomatico il fatto che questo modo di agire è, giustamente, il contrario della vita dei nostri santi. Generalmente i santi cercavano di pensare che il giorno presente era per essi il proprio ultimo giorno, la loro opportunità finale, ed in questo modo trovavano la forza per essere migliori, per andare alla cosa essenziali, per perdonare con più facilità, per donare con maggiore generosità, per fare le cose che realmente erano importanti... In realtà, ciò è quello che succede molte volte ad una persona che scopre di avere una malattia grave. Questo l'aiuta a fare una nuova valutazione della vita. Gli insegna a guardare con altri occhi gli eventi e le persone. Al contrario, quando ci dimentichiamo che oggi stesso la nostra vita terrena può finire, noi siamo molto più superbi, presuntuosi, insensibili e superficiali. Pensare che questo può essere il mio ultimo istante, fa cambiare l'intensità con la quale viviamo la vita.

In questo senso, io credo che le persone che in realtà hanno poco tempo da vivere hanno il diritto di saperlo. Hanno il diritto di cercare di approfittare il più intensamente possibile dei propri ultimi giorni ed anche prepararsi all'incontro col Signore. Fino a pochi anni fa in tutte le preghiere si chiedeva a Dio di non darci una morte repentina, proprio per poter avere il tempo di prepararsi, oggi molti dicono che preferirebbero morire senza accorgersene.

Alcuni santi, come ci mostrano le loro immagini, portavano sempre con sé un teschio, per ricordare loro sempre della morte. Così davanti alla cruda realtà di quello che è di questo mondo, essi potevano dare il giusto valore alle ricchezze, ai titoli, alla bellezza corporale. Il teschio denunciava con forza le molte illusioni di questo mondo e gridava loro di preoccuparsi molto più di quello che è capace di resistere alla morte, cioè al Bene, all'Amore, alla Vita.

Un'altra riflessione importante è: in Cristo Gesù la morte è stata vinta. Non è vero il detto popolare: "Nella vita per tutto abbiamo una soluzione, meno per la morte." I cristiani crediamo che Cristo è la soluzione per la morte: chi crede in Lui non morrà, ma avrà la vita eterna. Per questo motivo crediamo che la morte corporale è solamente una trasformazione della nostra vita, ma non la sua fine. Crediamo che la morte è la porta dell'eternità. Allora agli occhi dei cristiani la morte non può essere vista come una tragedia, né deve portarci alla disperazione. Come san Francesco di Assisi, tutti dovremmo dire: "Lodato sii mio Signore per nostra sorella, la morte corporale..." La coscienza della morte come un passaggio importante e necessario nelle nostre vite, deve collocarci in allerta al vero senso della vita.

Per il cristiano la morte non è una disgrazia, ma un evento di cambiamento radicale, dal quale sorge l'io vero, purificato dalle cose transitorie, e che viene costruendosi giorno per giorno in questo mondo. La disgrazia per il cristiano è il peccato, perché è quello che distrugge la nostra vita spirituale. I primi Padri della Chiesa ci dicevano che non dobbiamo piangere, addolorarci, esasperarci quando muore una persona, bensì quando qualcuno commette un peccato mortale. Perché la morte corporale è la porta del cielo, ma il peccato mortale, è la distruzione del cristiano, è la sua perdizione. In realtà, Gesù disse: Non avere paura di chi può distruggere il tuo corpo, di chi può ammazzarti, ma fuggi da chi può distruggere la tua anima, da chi si può farti cadere nel peccato. Infelicemente oggi, molti hanno paura della morte, ma non danno nessuna importanza al peccato. Sembra che stiamo dimenticandoci del vangelo. Sembra che di nuovo stiamo diventando pagani.

Signore Gesù, vincitore della morte, maestro di speranza, di consolazione e di pace, aiutaci a vivere intensamente ciascun istante della nostra vita in questa terra, ma senza perderci in quello che è passeggero. Aiutaci anche a vivere cristianamente la morte dei nostri esseri cari e di prepararci per la nostra trasformazione.

Il Signore vi benedica e vi protegga,

Il Signore faccia risplendere il suo viso su di voi e vi doni la sua misericordia.

Il Signore volga il suo sguardo affettuoso su di voi e vi doni la sua Pace.

Fra Mariosvaldo Florentino, cappuccino

Gotas de Paz – 617

“E, chegando à casa do chefe da sinagoga, viu o alvoroço, e muitos que choravam e se lamentavam. E, entrando, disse-lhes: Por que todos este lamentos? A menina não está morta, mas dorme.” Mc 5, 38-39.

O Evangelho desse domingo nos da a possibilidade de refletir sobre um tema que faz parte da nossa vida, mas sobre o qual, muitas vezes nós preferimos não pensar, isto é: a morte.

Infelizmente muitas pessoas preferem ignorar esse assunto. Parece que querem se iludir, pensando que esta é uma realidade que não chegará para eles. Vivem numa fantasia de imortalidade. É muito sintomático que este modo de atuar é justamente ao contrário do modo dos nossos santos. Geralmente eles buscavam pensar que o dia presente era para eles o seu último dia, sua oportunidade final, e deste modo encontravam força para ser melhores, para ir ao essencial, para perdoar com mais facilidade, para doar com maior generosidade, para fazer as coisas que realmente eram importantes ... De fato, é isto o que acontece muitas vezes com uma pessoa que descobre ter uma doença grave. Isto lhe ajuda a fazer uma nova avaliação da vida; a ensina a ver com outros olhos os eventos e as pessoas. Ao contrário, quando nos esquecemos que hoje mesmo nossa vida terrena pode terminar, nos tornamos muito mais soberbos, insensíveis e superficiais. Pensar que este pode ser meu último instante faz mudar a intensidade com a qual vivemos a vida.

Nesse sentido, eu acredito que as pessoas, que de fato tem pouco tempo de vida tem o direito de saber-lo. Tem o direito de buscar aproveitar o mais intensamente possível seus últimos dias e também preparar-se para o encontro com o Senhor. (Até pouco tempo atrás, em todas as orações se pedia a Deus de não dar-nos uma morte repentina, justamente para poder ter o tempo de preparar-se, hoje muitos dizem que prefeririam morrer sem nem dar-se conta!)

Alguns santos, como nos demonstram suas imagens, tinham sempre com eles uma caveira, para recordar-lhes da morte. Assim diante da crua realidade do que resta deste mundo eles podiam dar o justo valor as riquezas, aos títulos,a beleza corporal. A caveira denunciava com força a muitas ilusões deste mundo e gritava a eles de preocupar-se muito mais com o que é capaz de resistir à morte, isto é com o Bem, com o Amor e com a Vida.

Outra reflexão importante é: em Cristo Jesus a morte foi vencida. Não é verdadeiro o ditado popular: “ Na vida para tudo tem uma solução, menos para a morte”. Os cristãos crêem que Cristo é a solução para a morte: quem acredita Nele não morrerá, mas terá a vida eterna. Por isso cremos que a morte corporal é somente uma transformação em nossa vida, mas não seu fim. Cremos que a morte é a porta da eternidade. Então aos olhos cristãos a morte não pode ser vista como a tragédia, não deve levar-nos ao desespero. Como São Francisco de Assis, todos deveríamos dizer: “Louvado sejas meu Senhor por nossa irmã a morte corporal…” A consciência da morte como uma passagem importante e necessária em nossas vidas nos deve colocar em alerta para o próprio sentido da vida.

Para o cristão a morte não é uma desgraça, mas um evento de mudança radical, de onde surge o eu verdadeiro, purificado das coisas transitórias, e que foi construindo-se no dia deste mundo. A desgraça para o cristão é o pecado, pois é o que destrói nossa vida espiritual. Os primeiros padres da Igreja nos diziam que não devemos chorar, sentir dor, desesperar-nos quando morre uma pessoa, mas sim quando alguém comete um pecado mortal . Pois a morte corporal é a porta do céu, mas o pecado mortal, é a destruição do cristão, é a sua perdição. Em verdade, Jesus disse. Não tenham medo a quem ao máximo pode destruir o corpo, a quem pode te matar, mas sim temer quem pode destruir a tua alma. De quem te pode fazer cair no pecado. Infelizmente hoje, muitos tem medo da morte, mas não dão nenhuma importância ao pecado. Parece que estamos nos esquecendo do Evangelho. Parece que de novo nos estamos tornando a ser pagãos.

Senhor Jesus, vencedor da morte, mestre de esperança, de consolo e de paz, ajuda-nos a viver intensamente cada instante de nossa vida nessa terra, mas sem nos perdermos no que é passageiro; Ajuda-nos também a viver cristãmente a morte de nosso seres queridos e de preparar-nos para a nossa transformação.

O Senhor te abençoe e te guarde,

O Senhor faça brilhar sobre ti o seu rosto e tenha misericórdia de ti.

O Senhor mostre o seu olhar carinhoso e te dê a PAZ.

Frei Mariosvaldo Florentino, capuchinho.

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