"¿Quién es mi prójimo?" (Lc 10, 29)

"E chi è il mio prossimo?" Lc 10, 29.

"Quem é o meu próximo? (Lc 10,29)

Hno. Mariosvaldo Florentino

Julio - Domingo 10

"¿Quién es mi prójimo?" (Lc 10, 29)

Generalmente todos nosotros sabemos cuáles son los mandamientos. Sabemos que el más importante es amar a Dios y amar al prójimo. Pero muchas veces, también nosotros, al igual que el Maestro de la Ley del Evangelio, queremos justificarnos diciendo que no sabemos exactamente quien es nuestro prójimo.

Es en estas condiciones que Jesús cuenta la parábola del Buen Samaritano, para hacernos entender que nuestro prójimo es quien encontramos caído en nuestro camino. Y, en este imperativo de amarlo, no importa quién sea la persona que está caída, ni tampoco quienes somos nosotros. Jesús aclara también que no existe ley en el mundo que pueda justificar la falta de solidaridad.

Voy a intentar explicar esto que estoy diciendo a partir del texto.

Un hombre fue robado, fue abandonado y muy golpeado, en el camino. No podía valerse por sí mismo y solamente con la ayuda de alguien podría recuperarse. En este camino, viene un sacerdote, hombre que conoce las escrituras y los mandamientos, que sabe del precepto de amar al prójimo, pero también conocía otra ley, que afirmaba que aquellos que tocasen sangre se quedaban impuros y no podrían ejercer el ministerio sacerdotal, antes de ser purificado. Así él, tiene un justificativo para no hacer nada y dejarlo, pasando por el otro lado del camino. Tal vez él debería preguntarse: ¿cuál es la ley más importante?

También pasa un Levita, lo mismo que dijimos para el sacerdote puede ser dicho para el Levita, que es un miembro de la tribu sacerdotal. Pero, podremos acrecentar que tal vez por su status, él podría creer que este no era un servicio para él, y que ciertamente pasarían otras personas que lo ayudarían. El hecho es que, en medio a sus raciocinios él creyó que podría pasar ante el, de largo.

Al final viene un samaritano, hombre despreciado por los judíos, porque lo consideraban impuro, infiel a los preceptos de Dios. Pero este hombre "vio y se compadeció" por el hermano que estaba allí caído (los otros dos solamente lo vieron, pero no se compadecieron). Él fue capaz de no pensar solamente en sí mismo. Ciertamente, esta parada iba a retrasar su viaje. Seguramente, ayudarlo iba a darle perjuicio, pero él sabía que un hombre caído al borde de su camino y que lo necesitaba, era lo más importante en aquel momento.

De aquí podemos concluir que no es importante quien sea la persona caída. No tiene sentido hacer primero una evaluación moral de ella, para saber si merece o no ser ayudada. El hecho de estar caída y lastimada al borde del camino, basta como motivo, para la obligación cristiana de ayudarla.

Por otro lado, nadie puede esquivarse en sus títulos o en sus funciones. Todos tenemos la obligación de socorrer a los necesitados: padres, obispos, laicos, ricos, pobres... Este mandamiento es anterior a cualquier otro ministerio. Tampoco es legítima ninguna otra ley que justifique el hecho de pasar de largo.

En la vida debemos saber discernir cuales son las prioridades. Pienso que este buen samaritano, nos tiene mucho a enseñar. En primer lugar debemos aprender de él que es lo que significa tener compasión. Muchas veces también nosotros ya tenemos el corazón frío. Estamos tan ensimismados que hasta vemos, pero ya no nos conmueve. Ya nos habituamos a ver personas caídas, y nos justificamos diciendo que yo no puedo salvar a todos (y con esta excusa no salvamos a nadie).

El buen samaritano nos enseña aun, que quien ayuda, siempre pierde alguna cosa: tiempo, dinero, se ensucia, se cansa... y a veces hasta se complica... Pero él sabe, que son estas cosas que dan sabor a la vida.

Solamente consigue asumir las perdidas por ayudar a los demás, quien ya descubrió que la vida tiene un sentido, una dirección. Aquí vale la pena recordar la frase que comentamos hace tres domingos: "El que quiera asegurar su vida la perderá, pero el que pierde su vida por causa mía, la asegurará."

O Jesús, buen samaritano de toda la humanidad, ayúdanos a sentir compasión de aquellos que vemos caídos en nuestros caminos.

El Señor te bendiga y te guarde,

El Señor te haga brillar su rostro y tenga misericordia de ti.

El Señor vuelva su mirada cariñosa y te dé la PAZ.

Generalmente tutti noi sappiamo quali sono i comandamenti. Sappiamo che il più importante è amare Dio ed amare il prossimo. Ma molte volte, anche noi, come il Maestro della Legge del Vangelo, vogliamo giustificarci dicendo che non sappiamo esattamente chi è il nostro prossimo.

È in queste condizioni che Gesù racconta la parabola del Buon Samaritano, per farci capire che il nostro prossimo è chi troviamo caduto sulla nostra strada. E, in questo imperativo di amarlo, non importa chi sia la persona caduta, né chi siamo noi. Gesù chiarisce che non esiste legge al mondo che possa giustificare la mancanza di solidarietà.

Cerco di spiegare questo che sto dicendo a partire dal caso che ci propone il Vangelo. Un uomo fu colpito, derubato e abbandonato durante il tragitto che stava percorrendo. Non poteva curarsi da se stesso e solo con l'aiuto di qualcuno avrebbe potuto ristabilirsi.

Per quella strada passò un sacerdote, uomo che conosceva le scritture ed i comandamenti, un conoscitore del precetto di amare il prossimo, ma anche il conoscitore di un'altra legge che affermava che chi toccasse sangue rimaneva impuro e non avrebbe potuto esercitare il ministero sacerdotale prima di essersi purificato. Così egli ha una giustificazione per non fare niente, lasciarlo lì e passare dall'altro lato della strada. Sicuramente egli avrebbe dovuto domandarsi: "quale è la legge più importante?".

Passa anche una Levita, la stessa cosa che è stato detto per il sacerdote può essere detta per il Levita che è un membro della tribù sacerdotale. Ma, potremo accrescere la giustificazione dicendo che sicuramente per il suo status, potrebbe pensare che questo non era un servizio per lui, e che certamente sarebbero passate altre persone che lo avrebbero aiutato. Il fatto è che in mezzo alle sue razionalità crede di poter camminare avanti e di tenersi alla larga.

Alla fine passò un Samaritano, uomo sdegnato dagli ebrei, perché considerato impuro ed infedele ai precetti di Dio. Ma questo uomo "vide" e si compatì per il fratello che era lì caduto, (gli altri due che solo lo videro, però non si compatirono). Egli fu capace di non pensare solo a se stesso. Certamente questo fermava il suo cammino e lo faceva ritardare nel suo viaggio. Sicuramente, aiutarlo gli avrebbe provocato un danno, ma egli capì che un uomo caduto sull'orlo della sua strada aveva bisogno di lui, ed egli era il più importante in quello momento.

Da qui possiamo concludere che non è importante chi sia la persona caduta. Non ha senso fare in primo luogo una valutazione morale dell'uomo, per sapere se merita o no di essere aiutato. Il fatto di essere caduto e ferito sull'orlo di quella strada è un valido motivo, è un obbligo cristiano l'aiutarlo.

D'altra parte nessuno può esimersi dai suoi titoli o dalle sue funzioni. Tutti abbiamo l'obbligo di soccorrere i bisognosi: sacerdoti, genitori, vescovi, laici, ricchi, poveri.... Questo comandamento è anteriore a qualunque altro ministero. Non è neanche legittima nessuna altra legge che giustifichi il fatto di passare di fretta. Nella vita dobbiamo sapere discernere quali sono le priorità. Penso che questo buon samaritano abbia molto da insegnarci. In primo luogo dobbiamo imparare da lui quello che significa avere compassione. Molte volte anche noi abbiamo il cuore freddo. Siamo tanto assorti che anche se vediamo, non ci commuoviamo mai. Ci abituiamo a vedere persone cadute e ci giustifichiamo dicendo che non possiamo aiutare tutti, e con questa scusa non aiutiamo nessuno.

Il buon Samaritano ci insegna che sebbene con l'aiutare si perde sempre qualche cosa: tempo, denaro, ci si sporca, ci si stanca... ed altre volte è anche uno si complica .... comunque abbiamo l'obbligo di soccorre a chi troviamo caduto sulla nostra strada. Sono queste cose che danno sapore alla vita. Solo chi riesce ad assumersi la responsabilità di perdere tempo per aiutare gli altri, capisce e scopre che la vita ha un senso, una direzione. Qui vale la pena ricordare la frase che abbiamo commentato tre domeniche fa: "Colui che vuole assicurarsi la propria vita la perderà, ma colui che perde la propria vita a causa mia, la salverà."

O Gesù, buon samaritano di tutta l'umanità, aiutaci a sentire compassione di quelli che vediamo caduti sulle nostre strade.

Il Signore vi benedica e vi protegga,

Il Signore faccia risplendere il suo viso su di voi e vi doni la sua misericordia.

Il Signore volga il suo sguardo su di voi e vi doni la sua Pace.

De um modo geral, todos nós sabemos quais são os mandamentos. Sabemos que o mais importante é amar a Deus e ao próximo. Mas muitas vezes, também nós, a exemplo daquele mestre da Lei apresentado no evangelho, queremos justificar-nos dizendo que não sabemos exatamente quem é o nosso próximo.

É em uma circunstancia como esta que Jesus conta a parábola do Bom Samaritano, para nos fazer entender que o nosso próximo é quem encontramos caído em nosso caminho. Amar é o imperativo, não importa quem seja a pessoa que esteja caída, e tampouco quem somos nós. Jesus explica também que não existe lei no mundo que possa justificar a falta de solidariedade.

Vou tentar explicar isto que estou dizendo a partir do texto. Um homem foi roubado e foi abandonado no caminho muito machucado. Não podia mover-se por si mesmo e somente com ajuda de alguém poderia recuperar-se.

Neste caminho vem um sacerdote, homem que conhece as escrituras e os mandamentos, ele sabe do preceito de amar ao próximo, mas conhecia ainda uma outra lei que afirmava que aquele que tocasse sangue se tornaria impuro e não poderia exercer o ministério sacerdotal, sem que antes fosse purificado. Deste modo, ele tem uma justificativa para não fazer nada e deixar ali o seu próximo, passando para o outro lado do caminho. Talvez ele deveria ter-se perguntando: qual a lei mais importante?

Pelo mesmo caminho passa um levita. Tudo o que dissemos para o sacerdote pode ser dito para o levita, que também é um membro da tribo sacerdotal.

Mas, para nossa edificação, podemos acrescentar que talvez, por seu status, ele poderia crer que este não era um serviço a ser feito por ele e que certamente passariam outras pessoas que o ajudariam. O fato é que, em meio aos seus raciocínios ele acreditou que poderia passar adiante, ao largo.

Por fim vem um samaritano, homem desprezado pelos judeus, pois o consideravam impuro, isto é, infiel aos preceitos de Deus. Mas este homem "viu e se compadeceu" do próximo que estava caído (os outros dois também o viram, mas não se compadeceram). Ele foi capaz de não pensar somente em si mesmo. É claro que esta parada atrasaria sua viagem. Também é claro que poderia lhe trazer algum prejuízo, mas ele sabia que um homem caído a beira de seu caminho e que dele necessitava, era a coisa mais importante naquele momento.

Daqui podemos concluir que não é importante quem seja a pessoa caída. Não tem sentido fazer primeiro a avaliação moral, para saber se ela merece ou não ser ajudada. O fato de estar caída e machucada à beira do caminho basta como motivo para a obrigação cristã de ajudar. Por outro lado ninguém pode esquivar-se em seus títulos ou em suas funções. Todos temos a obrigação de socorrer aos necessitados: padres, bispos, leigos, ricos, pobres, poderosos e fracos ... Este mandamento é anterior a qualquer outro serviço.

Vale dizer que nenhuma lei que justifique passar ao largo dos necessitados será legitima. Na vida devemos saber discernir quais são as prioridades.

Penso que este bom samaritano tem muito a nos ensinar. Em primeiro lugar devemos aprender dele o que significa ter compaixão. Muitas vezes também nós temos o coração frio. Estamos tão ensimesmados que até vemos, mas já não nos comovemos. Já nos habituamos a ver pessoas caídas, e nos justificamos dizendo que não podemos salvar a todos (e com esta desculpa não salvamos ninguém).

O bom samaritano nos ensina também que, quem ajuda, sempre perde alguma coisa: tempo, dinheiro, se suja, se cansa... e as vezes, até se complica... Mas ele sabe que são estas coisas que dão sabor a vida.

Somente consegue assumir as perdas por ajudar aos demais, quem já descobriu que a vida tem um sentido, uma direção. Aqui vale a pena recordar a frase que comentamos faz três domingos: "Aquele que quer ganhar a sua vida vai perdê-la, mas o que perde a sua vida por minha causa, a terá assegurada."

Oh Jesus, bom samaritano de toda a humanidade, ajuda-nos a sentir compaixão daqueles que vemos caídos em nossos caminhos.

O Senhor vos abençoe e vos guarde,

O Senhor faça brilhar a vossa face e tenha misericórdia de vós.

O Senhor volva seu olhar carinhoso e vos dê a PAZ.

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